F1 Story – La leggendaria vittoria di Jim Clark a Indianapolis

TALENTO SCOZZESE – Doveva riuscirci Jim, eccome se doveva riuscirci. Un talento come il suo non si era di certo visto ultimamente nei lontani Stati Uniti dell’epoca: lontani geograficamente e corse automobilistiche radicalmente diverse rispetto ai gran premi di Formula 1 del Vecchio Continente. Scozzese di nascita, Jim Clark, era un pilota velocissimo e pieno di talento. È ricordato tra i primi campioni della F1 moderna con la sua rivoluzionaria Lotus a motore posteriore progettata dal  genio e fondatore di Colin Chapman.

La squadra inglese monopolizzò quasi interamente gli anni ’60, e Jim, fu uno degli artefici del successo del team britannico, vincendo due titoli mondiali (1963 – 1965) 25 vittorie su 72 GP disputati e l’incredibile numero di pole position, ben 33 realizzate su 72. Il talento dello scozzese si vedeva proprio in questo, la sua velocità pura al volante di questi “sigari con le ruote” verdi e gialli. La 500 Miglia doveva essere sua per forza, era il suo destino.

La sua incredibile velocità alla guida permise al pilota scozzese di superare, all’epoca, il leggendario Manuel Fangio nelle pole position stabilite. 29 pole per il pentacampione argentino contro le 33 pole di Clark.

L’INVASIONE BRITANNICA – Clark e il team Lotus arrivarono sicuri dei propri mezzi e risorse per vincerla quell’edizione della cinquecento miglia: Chapman progettò insieme al collega, Len Terry, la Lotus 38. Equipaggiata da un potente e affidabile motore Ford V8 ad alloggiamento posteriore, e sospensioni con bracci di lunghezza diversa sul lato destro e su quello sinistro, per migliorare la distribuzione dei pesi e la maneggevolezza nel catino dell’Indiana. La Lotus 38 era l’erede della Lotus 34 con il quale Clark aveva sfiorato la vittoria l’anno prima, vanificata da un guasto meccanico della sua monoposto.

Un sorridente Jim Clark a bordo della sua Lotus 38. Il pilota di Sua Maestà è l’unico pilota ad aver vinto nello stesso anno (1965) il mondiale di Formula 1 e la 500 Miglia di Indianapolis.

UNA VITTORIA DA CONSEGNARE AI POSTERI – Cosa rende quindi la vittoria di Jim Clark e della Lotus speciale alla 550 Miglia? Una cosa su tutte: La prima vittoria di un europeo in Indiana dopo quasi cinquant’anni (1916) e la prima vittoria di una monoposto a motore posteriore nel catino americano. La Lotus del pilota scozzese si dimostrò invincibile in quell’edizione, dai pit stop eseguiti da due meccanici esperti nel mondo delle corse americane, i fratelli Wood, fino ad arrivare allo stato di grazia di Clark in quel 1965.

Clark all’interno della sua Lotus 38, discute con Colin Chapman sulla pit-lane del catino dell’Indiana. Il rapporto tra i due britannici fu qualcosa di speciale e indissolubile, fino alla morte prematura dello scozzese a Hockenheim nel 1968. Ancora oggi questo binomio è ricordato dagli appassionati come uno dei più iconici e solidali del motorsport.

Fu una vittoria imperiosa e senza diritto di replica quella di Jim Clark in quella domenica di maggio del ’65: partito dalla seconda piazza, Clark s’impossessò della testa della corsa alla partenza e dopo una lotta con il poleman, la leggenda americana delle ruote scoperte, Anthony Foyt, al terzo giro si prese definitivamente il comando della corsa. Solamente le sessioni di pit-stop privarono Jim della testa della gara, che si concretizzò a meno di sfortune meccaniche, al 115 giro , quando Foyt ruppe con la sua Foyt Racing appena nata.

Il classico festeggiamento per il vincitore della 500 Miglia americana con la bottiglia di latte e l’iconico trofeo del vincitore. In basso, a destra di  Jim Cark, un raggiante Colin Chapman, consapevole di aver riscritto la storia delle competizioni in quel pomeriggio a stelle e strisce

Jim Clark vinse la 500 Miglia di Indianapolis, il sogno di essere il pilota più veloce della Terra si era finalmente realizzato. Una vittoria tanto agognata quanto maledetta, visto le sue due precedenti sfortunate partecipazioni. Jim aveva fatto la storia e, probabilmente, resterà senza nulla da togliere ai mondiali di F1, la vittoria più bella e prestigiosa della sua breve ma leggendaria carriera.

 

 

 

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