F1 – Mika Salo, il pilota che rifiutò di entrare nel mito.

L’OCCASIONE DI UNA VITA – “Quando mi ricapiterà di vincere al volante di una Ferrari?”: questa è stata sicuramente la domanda che si è fatto, Mika Salo, al termine del GP di Germania 1999, a Hockenheim, in quella turbolenta estate del 1999 al box di Maranello.

L’infortunio del “prescelto”, Michael Schumacher, aveva scombussolato i piani di Todt e ingegneri: il tedesco fuori per parecchi mesi, tagliato fuori da ogni possibilità di lotta iridata, una monoposto (F399) che nella prima parte di stagione aveva raggiunto in prestazioni la McLaren, se non addirittura superato e un pilota nord-irlandese diventato improvvisamente l’alfiere della Scuderia italiana.

 


L’UMILTÀ DEI VINCENTI – Ed ecco arrivare il sostituto che non ti aspetti: il finlandese, Mika Salo. Arduo il compito per il pilota nordico di sostituire kaiser Schumy, di portare la F399 a podio e aiutare Irvine nella lotta iridata contro Mika Hakkinen.

Ma quando sembra che la vita voglia premiarti, ecco che accade quello che, solo  delle grandi persone possono fare; mettersi al servizio della propria squadra, senza mugugni e senza battere ciglio.

Quella domenica d’estate di quasi vent’anni  fa, Mika decise che doveva sdebitarsi in qualche modo con quelle persone che gli avevano concesso il massimo riconoscimento sportivo per un pilota: guidare una Ferrari in Formula 1.

Concedere quella vittoria, la prima e, come dimostratosi, unica occasione per il finlandese, al suo compagno di squadra, ha fatto sì che Mika Salo entrasse nel cuore di tanti tifosi della Ferrari.

Di come finì poi quel mondiale Piloti è un’altra storia che vi racconteremo presto; a noi rimane solo da dire che, Mika Salo, ha fatto una cosa straordinaria che oggi farebbe storcere il naso a molti: ha messo il proprio lavoro e la propria professionalità sopra ogni cosa. Il titolo Costruttori vinto a Maranello in quel 1999 (dopo sedici anni) porta anche il suo nome. Questo nessuno se lo deve dimenticare.

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